Gerardo Tristano
Storia di Wilfred
Relazione del dottor Khone sulla licantropia del piccolo Wilfred
Noir Thriller Fantasy

Una storia avvincente che tocca le corde segrete dell'animo investito dalla paura e dall'amore. E' un piano inconoscibile e astrale quello che causa il contatto dei lupi con Wilfred? Cosa resta da fare alla Scienza quando e' al cospetto di situazioni anomale? Il destino di un uomo che sara' costretto prima in Canada (Vancouver e Toronto), poi in Italia (Roma, Maratea e Firenze), infine in Germania, a seguire la sua strada fino all'ultima metamorfosi.

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Gerardo Tristano - Storia di Wilfred
Relazione del dottor Khone sulla licantropia del piccolo Wilfred

BRANI ESTRATTI

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Nuvole, cielo, acqua e natura. Che splendido il paesaggio che si può godere dall’alto di questo castello! È uno spettacolo veramente unico e suggestivo. Keymee a volte osserva al binocolo i battelli che navigano su queste acque ed io mi ricordo dei tanti viaggi fatti con la mia Eveline. Natura di oggi e natura di ieri. Ma in questa natura c’è veramente posto per l’uomo? o deve sempre soccombere? Le sue forze a volte mi terrorizzano, ma è tale la varietà dispiegata che il pensiero arretra e si adagia sui fenomeni che riconosce anche suoi, dell’uomo, quello della nascita di una creatura, una vita che viene e una che se ne va, la vita e la morte. [...]

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1918. La guerra era al suo ultimo anno e, dopo gli ultimi armistizi, si attendevano i trattati di pace. Tutte le nazioni vincitrici del conflitto infatti si riunirono, di lì a poco, nella grande Conferenza di Pace di Parigi inaugurata il 18 gennaio del 1919. Ma prima della pace con la Germania, la quale fu siglata il 28 giugno dello stesso anno a Versailles, accadde l’imprevisto. Wilfred e Karen, che amavano già isolarsi da allora, decisero di fare un’escursione nello Stanley Park di Vancouver. E quel giorno del 13 giugno, due giorni dopo il compleanno di Wilfred, i due si allontanano insieme verso il parco. [...]

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Due guardiani erano riusciti ad allontanare i lupi a colpi di pistola. Ero lì. Questa volta ero lì, sebbene in ritardo, a causa di un banalissimo imprevisto. Ma avevo colto giusto.

STUDENTE FATTO A PEZZI AL ST. MICHAEL’S COLLEGE!

riportava un quotidiano il giorno dopo a Toronto. Si citavano i nomi di Wilfred, la vittima sbranata, e il mio, il soccorritore. Il giovane fu ricoverato immediatamente all’Ospedale St. Michael’s in Downtown Toronto e fu trasferito, qualche tempo dopo, al Saint Paul di Vancouver. Il medico che lo operò, quello di Toronto, mi disse che, nonostante la grave perdita di sangue, Wilfred ce l’avrebbe fatta. [...]

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Non volevo indagare né approfondire la questione, neanche per gioco, fra di noi, quando nelle nostre amichevoli riunioni si parlava di incidenti strani o fatti inverosimili che accadono in questo nostro mondo. D’altra parte avevo un amico confidente in Furio Bomporti con il quale a volte mi soffermavo e investigavo il fenomeno facendo ricorso a tutta la mia capacità di raziocinio. Ma né il punto a) né il punto b) erano tali da lasciare qualche speranza di comprensione e di risoluzione dell’oggetto. Inoltre il punto c) rappresentava qualcosa che istintivamente attribuivamo al miracoloso per cui non volevamo discutere e neanche giungere ad una conclusione. Il che ci portò a dimenticare i fatti e a sperare che la cosa fosse finita lì,focalizzata dal tempo. Sento il rumore dei passi di Keymee. Sarà sicuramente l’ora del tè. E anche del mio sigaro. Quando penso a tutta questa faccenda non ho altro rifugio che la mia Eveline, la quale continuamente mi diceva di non pensarci più, di non lasciarmi assillare, perché solo la natura conosce se stessa, e noi non possiamo fare altro che obbedirle. [...]

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Siamo rimasti in silenzio, in un dolce silenzio. Improvvisamente irrompe sulla scena, in un modo del tutto naturale, un canto Snuneymuxw per voce e tamburo, come dal nulla. Ed è qualcosa di incomparabile. Come una dolce cantilena questa musica ci accompagna nella notte. Istintivamente allora ci siamo messi a raccogliere delle minuscole pietre sulla spiaggia, di diversa dimensione e forma, che poi abbiamo battezzato “pietre di luna”. Allora lei ne ha prese quattro, due per mano, e le ha poste in controluce dicendo:
Possiamo incollarle e farne degli amuleti. –
Uno lo fai tu per me e uno io per te. – le rispondo.
E insieme abbiamo improvvisato una danza sulla spiaggia, a volte su un solo piede, alzando entrambe le mani, roteando il corpo e inventando figure al ritmo di quel canto a cui si era aggiunto un piccolo coro. Poi giù sulla spiaggia in un lungo bacio d’amore. Fin qui quell’estate del 1924. Wilfred e Karen si amavano di un amore appassionato. [...]
 

L'AUTORE
 
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